Il Cicolano è la valle del fiume Salto, nella parte sud-orientale della provincia di Rieti. Comprende i comuni di Borgorose, Fiamignano, Pescorocchiano e Petrella Salto, ai quali si aggiungono Concerviano, Marcetelli e Varco Sabino sulla sponda sinistra. È una valle poco conosciuta, e la ragione sta anche nella sua storia.
Gli Equi
Prima di Roma, questa valle apparteneva agli Equi, popolo italico dell'Appennino centrale, storicamente in conflitto con i Romani. La resistenza si chiuse con la conquista romana del 304 a.C.; il controllo del territorio fu poi consolidato con la fondazione di colonie come Carseoli e Alba Fucens.
Il territorio dell'attuale Pescorocchiano corrispondeva al municipium romano di Nersae: a Civitella di Nesce restano i resti di un santuario di età romana. A Corvaro, frazione di Borgorose, il museo archeologico del Cicolano conserva i materiali provenienti dal grande tumulo funerario del territorio.
Farfa e il Medioevo
Nel Medioevo buona parte di questo territorio finì sotto l'amministrazione dell'abbazia di Farfa, uno dei poteri monastici più influenti dell'Italia centrale. Intorno agli insediamenti fortificati — a Pescorocchiano il Castrum Pescli — si formarono i paesi che esistono ancora oggi.
La Contea di Cicoli, i Mareri, i Colonna
Poi arrivò il feudo: la valle divenne la Contea di Cicoli, controllata dalla famiglia dei Mareri e in seguito dai Colonna. È a questo periodo che appartiene Santa Filippa Mareri, figura religiosa centrale per tutto il Cicolano, il cui monastero a Borgo San Pietro sarebbe stato spostato secoli dopo per l'allagamento della valle.
Beatrice Cenci a Petrella
Alla fine del Cinquecento la rocca di Petrella Salto entra nella cronaca nera più famosa della Roma papale. Qui Beatrice Cenci fu tenuta segregata dal padre Francesco; nel 1598 la morte del padre portò lei, la matrigna e i fratelli davanti alla giustizia pontificia, e il processo si chiuse nel 1599 con la condanna a morte, eseguita a Roma. È una storia che ha attraversato secoli di letteratura e pittura.
Il 1927 e il confine spostato
Fino al 1927 Pescorocchiano e buona parte del Cicolano non appartenevano al Lazio ma alla provincia dell'Aquila, in Abruzzo. Con la riorganizzazione amministrativa di quell'anno la valle passò alla neonata provincia di Rieti. È un dettaglio da manuale, ma spiega molte cose: la cucina, la parlata, il modo di stare in montagna qui guardano tanto all'Abruzzo quanto a Roma.
Il Novecento e il lago
L'ultimo grande cambiamento arriva negli anni Trenta e Quaranta, quando lo sbarramento del fiume Salto crea il Lago del Salto. La valle di fondo, con i suoi campi e i suoi paesi, sparisce sott'acqua. Il paesaggio che oggi consideriamo naturale e caratteristico ha, in realtà, meno di un secolo.
Una valle da capire, non solo da vedere — Le Stanze di Pescorocchiano
Le Stanze di Pescorocchiano è dentro questa storia: una casa nel borgo, per starci e non solo per passarci.